Tornare al volante dopo la disabilità grazie al simulatore

Tornare a guidare dopo una lesione midollare non è solo una questione tecnica, ma un passo fondamentale verso la libertà. All’Istituto di Montecatone è stato presentato Driveability, un progetto innovativo nato per accompagnare i pazienti con disabilità acquisita nel percorso di riconversione della patente speciale.

Innovazione e Tecnologia: Il simulatore Sida Drive

Il cuore del progetto è il simulatore di guida professionale Sida Drive. Questo strumento permette ai terapisti occupazionali di:

  • Valutare le capacità residue: Fornire certificazioni tecniche oggettive per la Commissione Medica Locale.

  • Allenamento protetto: Consentire ai pazienti di fare pratica con i comandi adattati in un ambiente sicuro prima del test su strada.

  • Accelerare i tempi: L’obiettivo è permettere ai pazienti di avviare o completare l’iter burocratico e pratico prima ancora della dimissione dall’ospedale.

Una rete per l’inclusione

L’iniziativa è il risultato di una sinergia tra l’Istituto, la Fondazione Montecatone e partner d’eccezione come l’Autodromo di Imola, l’ACI, la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola e la Fondazione “Insieme per Lorenzo”. Grazie alla collaborazione con le autoscuole locali e l’uso di veicoli adattati presso l’Autodromo, il ritorno alla guida diventa un percorso integrato e accessibile.

“Il tema della guida è prioritario per restituire autonomia,” ha dichiarato Mario Tubertini, Commissario dell’Istituto. “Vogliamo che l’automobile sia uno strumento concreto di inclusione sociale e lavorativa.”

Oltre la riabilitazione: Libertà e Indipendenza

Per molti giovani pazienti, recuperare la patente significa smettere di dipendere dai familiari per gli spostamenti quotidiani. Come sottolineato da Davide Maso (Fondazione “Insieme per Lorenzo”), Driveability risponde a un bisogno sociale profondo: trasformare il post-infortunio in una vita attiva e indipendente.

Con questo progetto, Montecatone si conferma punto di riferimento nazionale non solo per la cura clinica, ma per la piena reintegrazione della persona nella società.